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Il volto che cambia della Ginevra internazionale

Vaccini Covid: come mettere fine all’attesa per miliardi di persone

I Paesi in via di sviluppo sono stati colpiti duramente dalla pandemia. Ora stanno lottando contro il "nazionalismo dei vaccini" per ottenere sufficienti dosi da destinare alle popolazioni più povere. Nell'immagine: sepoltura di persone decedute per Covid in un cimitero di Chitungwiza, in Zimbabwe, 20 gennaio 2021. Keystone / Aaron Ufumeli

L'Organizzazione Mondiale del Commercio ha posticipato la conferenza ministeriale in programma questa settimana a Ginevra a causa delle restrizioni di viaggio imposte dalla nuova variante del coronavirus Omicron. C'è quindi più tempo per risolvere una questione chiave: come modificare le regole del commercio affinché possano contribuire a risolvere l'iniquità dei vaccini?

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 dicembre 2021 - 11:00

Una rinuncia temporanea ai diritti di proprietà intellettuale potrebbe essere la chiave per far arrivare più farmaci e vaccini contro il nuovo coronavirus nei Paesi in via di sviluppo. Eppure, nazioni, ONG e industria farmaceutica non riescono a trovare un accordo su quale possa essere il modo migliore per incrementare le risorse destinate ai miliardi di persone che vivono nelle nazioni a basso reddito. Per esempio, meno del 10% delle persone nel continente africano sono state vaccinate, rispetto a circa il 65% in Svizzera e un tasso più alto in numerosi Paesi ricchi.

"Spesso si crede che la rinuncia ai brevetti equivalga a eliminare i diritti di proprietà intellettuale su vaccini e tecnologie correlate. In realtà non è così."

Duncan Matthews, Queen Mary Intellectual Property Research Institute

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Chi è a favore della deroga sostiene che essa favorirebbe l’accesso a prodotti salvavita. Altri però, inclusa la Svizzera, ritengono che non sia la soluzione giusta. Più di cento dei 164 Paesi membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) sono a favore della proposta di India e Sudafrica per una rinuncia temporanea ai brevetti, come previsto dall’accordo sugli aspetti della proprietà intellettuale relativi al commercio (TRIPSLink esterno). Ma i colloqui in merito sono in corso da più di un anno e non è ancora stato raggiunto il consenso di cui l'OMC ha solitamente bisogno.

L'idea è che più laboratori nel mondo potrebbero avere accesso alla tecnologia e produrre versioni generiche. Questo, secondo gli autori e le autrici della proposta, ridurrebbe in particolare il costo dei vaccini anti-Covid ed espanderebbe la produzione globale.

Che cosa c’è in gioco?

Basta dare un’occhiata ai numeri della pandemia per capire quanto sia importante estendere l’accesso alle cure: il virus ha già ucciso più di cinque milioni di persone. E anche se i Paesi poveri con sistemi sanitari già deboli sono stati colpiti duramente, più di tre quarti dei 5,5 miliardi di vaccini anti Covid-19 somministrati in tutto il mondo sono andati a nazioni con un reddito medio-alto, pari a poco più di un terzo della popolazione mondiale. Al contrario, in Africa, il numero di persone vaccinate è ancora sotto il 5% del totale.

Medici senza frontiere (MSF) e altre ONG, tra cui Amnesty International, sostengono che aziende come Pfizer e Moderna abbiano usato i propri diritti di proprietà intellettuale per dare la priorità alla produzione e distribuzione dei vaccini in Paesi dal reddito elevato, in modo da tenere alti i prezzi. Le aziende interpellate lo negano.

“La proposta di India e Sudafrica è nata dalla frustrazione per la lentezza con cui i vaccini sono stati introdotti nei Paesi in via di sviluppo e da una serie di rapporti di altro profilo da cui è emerso che i titolari dei brevetti sui vaccini, in particolare, non avevano intenzione di concedere licenze volontarie”, afferma Duncan Matthews, direttore del Queen Mary Intellectual Property Research Institute nel Regno Unito.

In particolare, Matthews fa riferimento a rapporti secondo cui possibili produttori in Bangladesh, Canada e Sudafrica avrebbero fatto richiesta di licenze volontarie, ricevendo però un rifiuto. "Il fatto ha sollevato un’importante questione internazionale, perché, insomma, se c’è una pandemia globale, per quale motivo i titolari della proprietà intellettuale dovrebbero rifiutarsi di garantire licenze volontarie per aumentare i livelli di produzione?".

Come funzionerebbe la rinuncia alla proprietà intellettuale?

"L’accordo dell'OMC impone degli standard di base per la tutela della proprietà intellettuale, da inserire nelle leggi nazionali dei Paesi membri dell’organizzazione", spiega Matthews.

"Spesso si crede, erroneamente, che la rinuncia ai brevetti equivalga a eliminare i diritti di proprietà intellettuale su vaccini e tecnologie correlate. In realtà non è così. Quello che succede è che si consente ai Paesi membri dell’OMC di decidere se ignorare temporaneamente quei diritti. L’India, il Sudafrica e coloro che ne sostengono la proposta hanno dichiarato esplicitamente che ciò che gli interessa sono le licenze volontarie. Qualora non dovessimo riuscire a ottenerle, vogliamo poter andare dai titolari dei diritti sui brevetti per poter dire loro che, se non negoziano in termini corretti e ragionevoli, possiamo costringerli a rinunciare a quei diritti secondo la legge nazionale". Insomma, si tratta di rafforzare la posizione dei Paesi in via di sviluppo nel negoziato per le licenze volontarie, spiega.

Le licenze volontarie sono uno strumento commerciale tipicamente usato dai titolari di proprietà intellettuale per commercializzare i propri diritti, "perché chi firma un accordo di trasferimento di tecnologie volontario ha diritto al pagamento delle royalties", continua Matthews. In virtù di tali accordi, il know-how viene condiviso in forma del tutto confidenziale e, in caso di eventuali violazioni, il titolare della proprietà intellettuale può fare appello al tribunale. Con la proposta di rinuncia alla proprietà intellettuale, invece, non ci sarebbero royalties né diritti a ricorsi legali.

Alcune aziende produttrici di vaccini hanno già concluso accordi volontari di questo tipo, come quello tra Astra Zeneca e il Serum Institute of India (SII). L’azienda ha anche ricevuto l’autorizzazione a fornire vaccini per l’iniziativa COVAX dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che mira a fornire 2 miliardi di dosi ai Paesi in via di sviluppo entro la fine dell’anno, ma ha dovuto rivedere più volte le proprie proiezioni a causa di problemi di approvvigionamento.

Per quanto tardivamente, anche Pfizer ha sottoscritto un accordo con la società sudafricana Biovac per iniziare a produrre localmente vaccini destinati all’Africa nel 2022. Matthews è convinto che le pressioni esercitate sull’OMC per la rinuncia alla proprietà intellettuale "sono state un fattore decisivo per spingere Pfizer a collaborare con Biovac in Sudafrica".

"Parte della soluzione"

Tra i primi a opporsi alla proposta figurano Unione Europea, Regno Unito e Svizzera, Paesi in cui i settori farmaceutici sono piuttosto sviluppati. "Siamo convinti che la tutela della proprietà intellettuale sia parte della soluzione, non del problema", ha dichiarato Didier Chambovey, ambasciatore svizzero all'OMC. "È un incentivo per spingere i laboratori di ricerca a innovare e sviluppare nuovi vaccini e terapie".

Chambovey sostiene che, nei dieci anni precedenti alla pandemia, gran parte dei costi della ricerca sono stati sostenuti da capitali di rischio privati, che avrebbero potuto essere assai meno collaborativi a fronte della possibile minaccia di una rinuncia alla proprietà intellettuale. I contributi governativi sono serviti a consolidare quanto già esisteva, soprattutto dal 2020, dice a SWI swissinfo.ch, "per cui si è venuto a creare un ecosistema in cui i settori pubblico e privato collaborano con grande impegno. Funziona e genera notevoli innovazioni".

Il diplomatico svizzero afferma che le aziende hanno potuto incrementare l’offerta tramite partnership volontarie, che sarebbero l’unico modo efficace per generare la fiducia necessaria. La Svizzera riconosce che esiste un problema di distribuzione e che le percentuali di vaccinati in molte regioni del mondo sono "troppo basse", ma Chambovey ritiene che non si tratti di un problema di proprietà intellettuale. A suo dire, l’ONU già dispone degli strumenti necessari per affrontare la questione, mentre limitare le restrizioni alle esportazioni e rimuovere gli ostacoli al commercio di materiali medici essenziali potrebbe contribuire a migliorare la situazione.

L’UE ha avanzato una propostaLink esterno alternativa mirata a chiarire le regole del TRIPS per sciogliere alcuni nodi nella produzione e nel commercio di vaccini e farmaci anti Covid. Chi vi si oppone, però, sostiene che non è sufficiente.

Anche l’industria farmaceutica è contraria alla proposta avanzata da India e Sudafrica. "La rinuncia temporanea alla proprietà intellettuale è la risposta più semplice e insieme più sbagliata a quello che è un problema complesso", ha dichiarato in maggioLink esterno la International Federation of Pharmaceutical Manufacturers and Associations (IFPMA), con sede a Ginevra. "Al contrario, rischia di causare disagi [nella produzione], impedendo agli interessati di concentrarsi sui veri problemi dell’aumentare la produzione e distribuzione dei vaccini contro la Covid-19 a livello globale: la rimozione delle barriere commerciali, l’eliminazione dei blocchi nelle catene di fornitura, la scarsità di ingredienti e materie prime nella produzione e la volontà dei Paesi ricchi di iniziare a condividere dosi con quelli più poveri".

Non solo vaccini

La dichiarazione dell’IFPMA è arrivata dopo che gli Stati Uniti di Joe Biden hanno comunicato, sempre a maggio, che, a differenza dell’amministrazione Trump, avrebbero sostenuto la rinuncia ai brevetti sui vaccini Covid. Tuttavia, non c’è stato un consenso esplicito sulla proposta nel suo complesso, che include anche medicinali e cose come "il know-how su tecnologie complesse, la progettazione di respiratori e strumenti diagnostici ed eventuali copyright rilevanti in materia", spiega Matthews.

Michelle Childs, dell’ONG Drugs for Neglected Diseases, sostiene che sarebbe necessaria anche una rinuncia su medicinali e strumenti diagnostici anti Covid. Con nuovi farmaci anti Covid ormai in fase di approvazioneLink esterno, infatti, teme che il "nazionalismo sui vaccini" possa diventare un "nazionalismo sulle terapie", per cui i Paesi ricchi si troverebbero a preordinare i medicinali anti Covid più promettenti.

L’azienda svizzera Roche è tra quelle che producono farmaci anti Covid approvati dalla OMS. Qiong Hu di MSF afferma che il medicinale prodotto da Roche è costoso e disponibile in quantità limitate. Per lei, i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di "tutti gli strumenti possibili" per contrastare la pandemia, dai vaccini a farmaci e respiratori. Anche se tutti tendono a concordare, si sa che il diavolo è nei dettagli.

Anche se sono ancora lontani da un consenso, i Paesi membri dell'OMC intendono proseguire i colloqui. L'auspicio è di poter riconvocare la conferenza ministeriale a breve termine, possibilmente a metà dicembre, se ci dovesse essere una svolta. Il 29 novembre, esperti ed esperte dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno esortato gli Stati ad "agire con decisione per garantire che tutte le persone abbiano un accesso equo e universale ai vaccini Covid-19, in particolare quelle dei Paesi a basso reddito che sono state ampiamente trascurate dalla risposta globale". Il rinvio della conferenza ministeriale dell'OMC, hanno aggiunto, non deve essere un motivo per tergiversare, soprattutto alla luce della nuova variante Omicron, ma "conferma l'urgente necessità di intraprendere un'azione collettiva per affrontare l'iniquità dei vaccini".

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