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Il 2020 è stato l'anno più caldo in assoluto sulle Alpi svizzere e il secondo più caldo nella Confederazione. Un aumento delle temperature che perturba l'equilibrio della flora e della fauna delle montagne elvetiche.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 gennaio 2021 - 14:00

Già lo scorso inverno - dal dicembre 2019 al febbraio 2020 in termini meteorologici - è stato il più caldo mai registrato in Svizzera. Nel complesso, il 2020 è stato un anno estremamente caldo e soleggiato, secondo l'Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera.

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"Nella maggior parte delle regioni della Svizzera, la temperatura annuale del 2020 è stata di 1,4-1,6 °C superiore alla norma del 1981-2010", ha indicato MeteoSvizzeraLink esterno alla fine dello scorso anno. Il 2020 è stato il secondo anno più caldo in Svizzera dopo il 2018.

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Ovviamente la Svizzera non è un caso isolato. Secondo l'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), che sta ancora raccogliendo dati, il 2020 è stato globalmente uno dei tre anni più caldi dall'inizio delle misurazioni.

"La temperatura media globale nel 2020 dovrebbe essere di circa 1,2 °C superiore al livello preindustriale (1850-1900). C'è almeno una possibilità su cinque che superi temporaneamente gli 1,5 °C entro il 2024", ha affermato il segretario generale dell'OMM Petteri Taalas all'inizio di dicembreLink esterno.

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Dal 2015, ogni anno è stato tra i più caldi, secondo le statistiche dell'OMM. Il dicembre 2020 ha segnato il quinto anniversario dell'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, un'intesa che impegna i Paesi a mantenere il riscaldamento globale "ben al di sotto dei 2 °C" rispetto ai valori preindustriali.

"Salutiamo tutti i recenti impegni assunti dai governi per ridurre le emissioni di gas serra, perché attualmente non siamo sulla buona strada e sono necessari maggiori sforzi", ha detto Taalas dell'OMM.

I ghiacciai si sciolgono, le cavallette migrano

Più la temperatura delle Alpi sale, più i loro ghiacciai si riducono. Dal 1850, il volume dei ghiacciai svizzeri è diminuito di circa il 60% e lo scioglimento si è accelerato negli ultimi anni. Se il riscaldamento dovesse proseguire secondo il trend attuale, i ghiacciai alpini potrebbero scomparire quasi del tutto entro il 2100, stando alla previsione di uno studio del 2019Link esterno del Politecnico federale di Zurigo e dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). Un'evoluzione che si accompagna a un accresciuto rischio di catastrofi naturali quali inondazioni improvvise e a una riduzione delle risorse idriche.

Allo stesso tempo, l'aumento della temperatura in alta quota perturba l'equilibrio di flora e fauna. Le piante che prima non potevano sopravvivere al di sopra di determinate altitudini stanno mettendo radici sempre più in quota, sottraendo spazio e nutrimento alla flora alpina. Ciò ha un impatto sulle specie che dipendono da tali piante per alimentarsi e rifugiarsi.

In un recente studio, i ricercatori dell'istituto WSL hanno trasferito delle cavallette dalle altitudini medie in cui vivono normalmente a quote più elevate. Dopo aver osservato il loro comportamento alimentare sono giunti alla conclusione che il riscaldamento globale potrebbe "alterare l'equilibrio ecologico perché gli animali mobili, inclusi numerosi insetti erbivori, potrebbero estendere il proprio habitat spingendosi verso altitudini più elevate con maggiore velocità rispetto alle piante, più sedentarie". Gli insetti erbivori delle valli potrebbero quindi "adattarsi facilmente agli habitat alpini, in cui le piante residenti sono scarsamente attrezzate o del tutto inadatte a difendersi da questi nuovi erbivori". Questo potrebbe modificare l'attuale struttura e il funzionamento delle comunità vegetali alpine nel loro complesso, scrivono i ricercatori.

Un'altra conseguenza del riscaldamento globale è che gli alberi delle Alpi sviluppano le foglie prima del solito. Secondo il WSL, lo sviluppo precoce delle foglie e degli aghi è problematico per lo sviluppo e il funzionamento degli ecosistemi forestali.

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