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"Dobbiamo punire coloro che non rispettano le regole non gli altri"

Se una stazione sciistica organizza una festa “dopo-sci” senza permesso, deve essere costretta a chiudere, afferma Hans Wicki. Keystone / Alessandro Crinari

Mentre nei paesi vicini molte stazioni sciistiche rimangono chiuse, in Svizzera gli impianti di risalita hanno iniziato le loro attività. Come sta affrontando il paese la pressione che giunge dall’estero? E che tipo di stagione invernale ci aspetta? Intervista con Hans Wicki, consigliere agli Stati e presidente delle Funivie svizzere.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 dicembre 2020 - 18:37

I paesi limitrofi si stupiscono delle scelte adottate in Svizzera: mentre la Germania, ad esempio, ha deciso un nuovo blocco nel fine settimana, molte stazioni sciistiche svizzere hanno aperto la stagione negli ultimi giorni. E questo nonostante il numero ancora elevato di casi di contagio – nessun paese confinante ha così tante nuove infezioni da coronavirus pro capite come la Svizzera.

Nel frattempo, l'Italia e la Francia stanno spingendo per la chiusura delle stazioni sciistiche in tutta l'UE. Pressioni sono giunte anche da parte di Markus Söder, presidente della Baviera, il Land in cui si trovano le più importanti aree sciistiche della Germania. Solo l'Austria si oppone con veemenza a una chiusura generale, ma lascia alberghi e ristoranti chiusi durante le vacanze. Il blocco è valido per il momento fino al 7 gennaio.

Misure contro gli sciatori

L’apertura delle stazioni sciistiche in Svizzera suscita anche malcontento presso i paesi vicini. Söder, ad esempio, vuole utilizzare le nuove norme di quarantena per impedire ai turisti tedeschi di sciare in Svizzera. Anche il presidente francese Emmanuel Macron teme che i suoi compatrioti possano riportare il virus a casa dopo le vacanze in Svizzera.

Il governo francese vuole quindi mandare i suoi cittadini in isolamento per sette giorni dopo le vacanze sulla neve all'estero. A tal fine, saranno istituiti controlli ai confini con la Svizzera e la Spagna, dove questa settimana apriranno le stazioni sciistiche. Macron ha parlato di "misure restrittive e dissuasive" con le quali vuole togliere ai francesi la voglia di sciare all'estero.

Pressione dall'esterno

Che cosa significano per la Svizzera queste pressioni? La piccola Svizzera può permettersi di irritare i suoi grandi vicini e di mettere a repentaglio le sue buone relazioni? Vale la pena lottare così per una stagione sciistica che probabilmente non sarà delle migliori? Ne parliamo con Hans Wicki, consigliere agli Stati del Cantone di Nidvaldo e presidente dell'associazione Funivie svizzere.

SWI swissinfo.ch: Signor Wicki, la stagione sciistica svizzera si trova tra due fronti: da un lato, i paesi confinanti che vogliono chiudere o limitare severamente le aree sciistiche, dall'altro, i cantoni di montagna svizzeri e gli impianti di risalita che vogliono il minor numero possibile di restrizioni. Come vede questa situazione?

Hans Wicki: Dietro a tutto questo c'è un conflitto di interessi tra il ministro della sanità, che si impegna per la salute e per far sì che la pandemia venga superata il più rapidamente possibile, e le persone che si impegnano nei confronti dei dipendenti delle stazioni sciistiche. Entrambe le parti hanno la loro giustificazione e sono autorizzate a combattere per la loro causa. Non c'è niente di sbagliato in questo.

Eletto per la prima volta nel 2015 nel Consiglio degli Stati, l’economista Hans Wicki ha assunto l’anno seguente anche l’incarico di presidente del consiglio di amministrazione dell’associazione Funivie Svizzere. Alessandro Della Valle (Parlamentsdienste)

Allora comprende anche le preoccupazioni dei paesi vicini?

Certo. In Italia, dove le stazioni sciistiche rimangono chiuse fino alla fine di gennaio, si svolgeranno in febbraio i Campionati del mondo di sci. Le stazioni sciistiche dovranno quindi venire riaperte per rendere possibile questo evento. Gli italiani vogliono ridurre il numero di casi in vista dei Campionati del mondo di sci. In Francia, lo sci è un'attività piuttosto elitaria. E lo Stato francese non ha mai sostenuto cose elitarie.

Ma è straordinaria la pressione esercitata dall'estero sulle decisioni politiche svizzere. Non le sembra?

La pressione dall'estero è stata esagerata dai media. È possibile che sia più forte del solito per il Dipartimento dell’interno e per quello degli affari esteri, ma quasi nulla è stato notato negli altri dipartimenti. La Svizzera non ha mai ripreso le misure pandemiche adottate dall'UE o dai paesi vicini. Non dobbiamo iniziare ora con le stazioni sciistiche.

Con l'Austria, la Svizzera ha un alleato all'interno dell'UE su questo tema. È stato raggiunto un accordo con il paese vicino?

No, per niente. Abbiamo deciso di andare per la nostra strada. Inoltre, la situazione in Austria non è paragonabile a quella della Svizzera. In Tirolo c'è un limite di capacità del 50% per gli impianti di risalita. In questo paese, tuttavia, il 94% degli ospiti delle stazioni di sci proviene normalmente dall'estero. Questa capacità è quindi di gran lunga sufficiente per il rimanente 6%, costituito dagli ospiti austriaci.

Se vengono a mancare i turisti stranieri, la Svizzera perde invece solo l'8-12% circa degli ospiti delle stazioni sciistiche. Ecco perché un limite di capacità del 50% sarebbe troppo drastico per noi. Abbiamo combattuto contro questa proposta.

Non crede che questa vertenza abbiamo avuto ricadute troppo negative?

No. Il tono è sempre stato decente. Spetta ora ai nostri consiglieri federali e al Dipartimento degli affari esteri mantenere buone relazioni e porre la questione nella giusta luce. Se le relazioni si rompessero a causa di questo, poggerebbero su una base molto debole.

Altri settori hanno dovuto chiudere in Svizzera. L'industria delle funivie di montagna è stata migliore nel fare lobby?

Finora nelle funivie di montagna svizzere non si è registrato alcun caso di contagio “superspreader”. Inoltre, gli impianti di risalita devono essere messi sullo stesso piano dei trasporti pubblici. O qual è la differenza tra chi viaggia in tram o in una teleferica?

Non da ultimo siamo favoriti dal fatto che lo sci è uno sport popolare. Siamo stati in grado di contattare e convincere un numero elevato di persone. Questa alleanza diversificata ci ha aiutato a portare i nostri interessi al Consiglio federale e al Parlamento.

La task force e il Consiglio federale non credono al buon senso della gente, io sì.

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Le autorità soppesano costantemente gli interessi della lotta contro la pandemia e la situazione economica. Come si svolge attualmente questa ponderazione degli interessi in seno al Parlamento federale?

Dobbiamo contenere il virus, su questo siamo tutti d'accordo. Ma, sul come, rilevo una discrepanza tra il Consiglio federale e il Parlamento. Il consigliere federale Alain Berset ritiene che vada chiuso tutto ciò che rappresenta tempo libero. Oso dubitare – e con me la maggioranza in parlamento – che questo sia l'approccio giusto.

Come spiega questi diversi atteggiamenti? Ciò ha a che fare principalmente con la persona del signor Berset?

Ne sono sicuro. Il signor Berset decide anche come viene composta la task force Covid 19. Sta facendo una valutazione puramente epidemiologica della situazione. Vuole innanzitutto ridurre i contatti. E per la task force, ridurre i contatti significa: il tempo libero va sacrificato. Ciò ha conseguenze economiche e psicologiche. E ha conseguenze sull'accettazione delle misure. In una democrazia, quando dico alla popolazione che non può più fare qualcosa, sorge automaticamente la domanda: perché? Se non posso dare una risposta definitiva, la gente non collabora.

Si sta appellando al buon senso delle persone?

Recentemente siamo stati invitati a una festa con quattro famiglie e dodici persone. Abbiamo deciso di non andarci. La task force e il Consiglio federale non credono al buon senso della gente, io sì. Naturalmente, ci sono sempre il 5 o il 10% delle persone che non si lasciano istruire. Ma questo non significa che si debba punire il 90% delle altre persone.

Quest'inverno gli ospiti stranieri saranno assenti dalle pisti di sci svizzere, prevede Hans Wicki. tvsvizzera

Mi batto affinché chi non segue le regole, venga punito. Dobbiamo essere molto più coerenti in questo. Ad esempio, se una stazione sciistica organizza un evento “dopo-sci” senza permesso, deve chiudere. Ma nessuna stazione sciistica che io conosca vuole eventi simili. Ecco un altro esempio: se 200 persone su 20’000 ospiti a Zermatt fanno qualcosa di stupido, devo punire loro e non il 99% che si comporta correttamente.

Con un evento superspreader tra queste 200 persone si abbatterebbe però una pioggia di critiche nei confronti della Svizzera e di Zermatt.

Non sarebbe così, se queste persone venissero punite. In tal caso, sui titoli di testa si leggerebbe: "Le 200 persone sono state punite”. I media hanno il dovere di farlo. E dovrebbero anche mostrare dove le cose vanno bene. Altrimenti nessuno verrà più a sciare.

Cosa vi aspettate economicamente per questa stagione?

Sarà una stagione difficile. Finché non migliorerà l’atteggiamento del Consiglio federale, ci aspettiamo che molti svizzeri non escano sui pendii per un timore infondato. Per non parlare del fatto che gli stranieri se ne staranno sicuramente alla larga. Il rischio per alcune aree sciistiche è destinato ad aumentare, se le condizioni meteorologiche non saranno favorevoli.

Ciò solleva la questione dei controversi limiti di capacità: se vi aspettavate in ogni caso meno ospiti, non avreste semplicemente dovuto accettare questi limiti, ponendo subito fine alla controversia?

Non credo che il numero di ospiti sarebbe rimasto ovunque entro il limite di capacità. Il fattore decisivo per determinare questo limite sarebbero stati gli ultimi cinque inverni – tre dei quali poco nevosi durante le vacanze. La ragione principale della nostra opposizione, tuttavia, è che il limite di capacità nelle stazioni sciistiche non può essere controllato affatto. In molti luoghi è possibile sciare a valle sulla pista. Come fa la funivia a sapere chi altro si trova nella zona?

Da un lato, il controllo sociale assicura il rispetto delle regole quando si fa la coda; dall'altro, questa è anche responsabilità dei gestori degli impianti di risalita, dice Hans Wicki. tvsvizzera

Il secondo punto è: come faccio a spiegare a un ospite abituale con un abbonamento che non può più utilizzare la funivia? Dopotutto, la funivia ha un obbligo di trasporto. Quello che possiamo garantire è un limite di capacità sugli impianti a fune. Anche se alla fine questo significa una coda più lunga, che sposta solo il problema.

Molta gente si sente a disagio all’idea di ritrovarsi in cinque in una gondola...

Chiaro, visto che il Consiglio federale mette sempre in guardia contro lo sci ed esorta alla prudenza. Ha mai messo in guardia la gente dal salire sui mezzi pubblici? Non l'ha fatto. E i tram sono strapieni ogni mattina. Il rischio di infezione è certamente maggiore lì che in una funivia con i finestrini aperti. I cittadini sono influenzati dal dibattito in corso. Anche i media svolgono un ruolo importante. Siete sicuri di riferire in modo oggettivo?

Ecco perché le abbiamo proposto di parlarne.

Vi sono grato per questo. Non sto cercando di indorare la pillola: Alla fine ci saranno dei problemi. Da qualche parte ci sarà un gruppo che non segue le regole e farà cose stupide. Allora dovete chiedervi: è questo lo standard o si tratta di poche persone che non vogliono rispettare le regole? Oppure è solo una situazione temporanea in cui il sistema si è trovato sovraccarico per un breve periodo di tempo? Se questo accade con una funivia, si forma temporaneamente una lunga colonna. Cosa c'è di male in questo?

Conosco degli impianti di risalita in cui la sala d'attesa è molto ristretta e in cui è difficile mantenere le distanze.

Tutti devono indossare una maschera per mettersi in fila. Inoltre, gli ospiti indossano caschi, occhiali e guanti. Come si può prendere una malattia? Sul tram nessuno indossa guanti e occhiali da sci. Nessuno capisce perché si dovrebbe mantenere una distanza di un metro e mezzo quando si fa la coda all'esterno.

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