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Perquisizione degli smartphone, nuova tappa sulle vie della migrazione

Con il diffondersi dei social media, sempre più migranti utilizzano i loro telefoni cellulari con delle applicazioni mobili per organizzare i loro viaggi. Keystone / Boris Grdanoski

In futuro, la Svizzera potrà controllare i telefoni cellulari dei e delle richiedenti l'asilo per verificarne l'identità. Il metodo, già in voga a livello internazionale, crea controversie. Pioniera in materia, la Germania potrebbe essere costretta a rinunciare a questa pratica.

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 settembre 2021 - 14:31

La maggior parte delle persone che chiedono l'asilo in Svizzera arriva con un telefono portatile, ma senza documenti. Per loro non è dunque possibile dimostrare la propria identità.

La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) potrà presto controllare i loro dati mobili sul dispositivo se la motivazione è la verifica dell'identità. Telefoni, computer, tablet o smartwatch potranno essere setacciati dalle autorità. Le informazioni raccolte tramite un software saranno in seguito salvate in un server protetto e conservate per un anno.

Keystone / Muhammed Muheisen

Il 15 settembre scorso, il Parlamento svizzero ha accettato un'iniziativa parlamentareLink esterno che conferisce questa nuova competenza alla SEM. L'autore del testo, il deputato dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Gregor Rutz ritiene che sia "assurdo che le autorità brancolino nel buio quando si tratta di determinare l'identità di un richiedente, ma non possano ricorrere in sede di procedura agli apparecchi da questi posseduti, che contengono una gran quantità di dati importanti."

Durante i dibattiti parlamentari la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter ha assicurato che la misura non potrà essere utilizzata per altri fini se non l'identificazione della persona. "Diversi paletti sono stati fissati per evitare gli abusi e garantire il rispetto della sfera privata", ha aggiunto.  

Una violazione del diritto alla vita privata

Le organizzazioni per la difesa dei e delle richiedenti l'asilo non vedono tuttavia questa pratica di buon occhio. "La misura è sproporzionata e costituisce una grave violazione al diritto del rispetto della vita privata", deplora Elian Engeler, portavoce dell'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati (OSAR). Inoltre, la sua applicazione non necessita il controllo di un tribunale, come nell'ambito di una procedura penale, quando si tratta di sorvegliare le persone sospettate di crimini gravi, critica l'organizzazione.

La nuova legge ha provocato anche la reazione dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) che, pur riconoscendo l'interesse degli Stati a identificare le persone che si trovano sul loro territorio, sottolinea che l'accesso completo alle informazioni personali rappresenta una grande violazione del diritto alla vita privata, protetto sia dal diritto internazionale che dalla legge elvetica.

"Una tale intrusione è ammissibile solo in condizioni particolari che il progetto di legge non soddisfa", precisa Anja Klung, responsabile dell'ufficio dell'UNHCR per la Svizzera e il Liechtenstein.

Il controllo dei telefoni cellulari non è un metodo appropriato per stabilire l'identità di una persona, la nazionalità e l'itinerario dei e delle richiedenti l'asilo, secondo l'UNHCR. "Durante la fuga, i telefoni possono essere utilizzati da diverse persone, compresi i passatori. Questo può rendere difficile l'attribuzione dei dati a un determinato individuo. In più, le prove digitali possono essere facilmente alterate o distrutte", sottolinea Klung.

Una tendenza internazionale criticata

Sulla scia della crisi migratoria del 2015, diversi Stati europei hanno iniziato a controllare i dispositivi portatili delle persone che intraprendono una procedura d'asilo. Tuttavia, il metodo è bersaglio di critiche da molti fronti. In Belgio e Austria la misura non è stata mai applicata, anche per ragioni legate alla protezione dei dati.

In Germania, il controllo dei telefoni cellulari dei e delle migranti, legale dal 2017, è rimesso in questione dalla giustizia. Lo scorso giugno, il tribunale amministrativo di Berlino ha giudicato la pratica illegale nel caso specifico di una richiedente l'asilo afghana. Quest'ultima non aveva con sé il passaporto quando ha chiesto asilo in Germania nel 2019. Per verificare che la donna proveniva effettivamente dall'Afghanistan, gli agenti dell'immigrazione hanno sequestrato il suo smartphone per analizzare i dati contenuti tramite un software. Un mese più tardi, la sua richiesta d'asilo è stata respinta.

Keystone / Muhammed Muheisen

Sostenuta da militanti per il rispetto della vita privata, Farahnaz S. ha deciso di sporgere denuncia, vincendo la causa. Il presidente del tribunale ha ritenuto che l'Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati (BAFM) ha violato la legge immagazzinando inutilmente le informazioni ottenute durante il controllo. Il caso potrebbe ora essere trasmesso alla Corte costituzionale tedesca che avrebbe il potere di annullare la legge del 2017. Due altri migranti dalla Siria e dal Camerun hanno sporto una denuncia analoga.

Matthias Lehnert, avvocato di Farahnaz S. e specialista del diritto delle migrazioni, ritiene che questi casi potrebbero obbligare le autorità tedesche a riesaminare i propri metodi. "Sono fiducioso che la perquisizione dei telefoni cellulari, che rappresenta una grave violazione dei diritti fondamentali, sarà proibita", dice.

Questi controlli sono destabilizzanti per le persone interessate. "Non mi ricordo se l'ho sbloccato per loro o se ho dato loro il mio codice pin, ma hanno avuto accesso a tutto", ha raccontato Farahnaz S., intervistata dalla radio internazionale tedesca Deutsche Welle. La maggior parte delle persone hanno paura di dover condividere il contenuto del loro smartphone con le autorità, constata Lehnert. "Spesso, temono che le conversazioni o le foto scambiate con la famiglia mettano in pericolo coloro che sono rimasti nel Paese d'origine", spiega l'avvocato.

Controlli costosi, ma inefficaci

Al di là degli aspetti giuridici ed etici, anche l''efficacia di questo tipo di controlli è dubbia. "Le valutazioni realizzate in Germania mostrano che il beneficio è esiguo rispetto allo sforzo richiesto per l'esame dei dati", commenta Klung.

"I richiedenti l'asilo sono utilizzati come cavie per testare delle nuove tecnologie di controllo e sorveglianza."

Matthias Lehnert, avvocato

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Uno studioLink esterno pubblicato nel dicembre del 2019 dalla Società tedesca per le libertà civili lo conferma. Secondo l'indagine, le informazioni raccolte hanno permesso di scoprire che la persona controllata aveva mentito sulla sua identità solo nell'1 o 2 percento dei casi. In un quarto dei casi, la perquisizione del telefono o di altri dispositivi è fallita a causa di problemi tecnici. Il resto delle volte, i dati hanno semplicemente confermato quanto dichiarato dai o dalle migranti.

Cavie per testare le tecnologie di sorveglianza?

Per Matthias Lehnert, la conclusione è chiara: la perquisizione dei dispositivi digitali dei e delle migranti è inutile. "I governi la utilizzano come strumento d'intimidazione nei confronti delle persone che chiedono l'asilo da loro", sostiene.

L'avvocato teme che queste tecnologie siano utilizzate ad altri fini su altri gruppi della popolazione. "I richiedenti l'asilo sono utilizzati come cavie per testare delle nuove tecnologie di controllo e sorveglianza", dichiara Lenhert.

Le sue preoccupazioni sono condivise dalla giornalista Anna Biselli e dalla giurista Lea Beckmann, autrici dello studio tedesco. "L'approccio del BAFM rispecchia una tendenza internazionale che consiste nel testare lle nuove tecnologie di controllo e sorveglianza sui rifugiati", scrivono nella conclusione. Affermano inoltre che "il diffondersi di queste tecnologie ad altri fini e ad altre parti della popolazione resta una minaccia".

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