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Votazioni federali del 28 novembre 2021

Il popolo svizzero dice "sì" al certificato Covid

Keystone / Laurent Gillieron

Il certificato Covid vince scetticismi e resistenze con una maggioranza che non lascia dubbi. La modifica della legge Covid-19, che ha creato anche le basi legali per il certificato, è stata approvata dal 62% delle elettrici e degli elettori.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 novembre 2021 - 18:18
con agenzie

Il certificato Covid supera senza ostacoli la prova delle urne con il 62% dei voti. Le misure anti-Covid, vivacemente contestate nelle piazze elvetiche, incontrano dunque ancora il favore della maggioranza dell’elettorato svizzero. 

A essere sotto scrutinio non era soltanto il certificato Covid, ma anche l’estensione degli aiuti finanziari e del tracciamento dei contatti inclusi nella modifica della legge Covid-19Link esterno

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Sono due i Cantoni che hanno respinto la modifica di legge: Appenzello Interno, dove i voti favorevoli non hanno superato il 44,2%, e Svitto, con il 51,4% dei voti contrari. Gli altri Cantoni hanno invece approvato la normativa. Campione del "sì" è il Ticino, con il 65,3% dei voti, superato solo da Basilea Città (70,6%). Nei Grigioni la legge è stata approvata dal 60,9% dei cittadini e delle cittadine, mentre Appenzello Esterno (50,7%) è apparso il più esitante.

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Si tratta di una votazione che ha appassionato l'intero Paese: quasi nessun altro progetto negli ultimi anni è stato così discusso e controverso. Lo testimonia l'altissima affluenza alle urne (pari a circa il 65%), la quarta più alta dal 1971, quando alle donne fu concesso il diritto di voto. 

Una riconferma netta

La legge Covid-19 aveva già superato un primo referendum e il 13 giugno era stata approvata dal 60,2% dell'elettorato e respinta solo in qualche Cantone della Svizzera centrale e orientale, baluardo della “resistenza” contro le misure introdotte dal governo per combattere la pandemia. 

Questa nuova votazione conferma nuovamente il favore della popolazione alle misure in vigore. Nei Cantoni tedescofoni, i "sì" sono aumentati di circa 4 punti percentuali, ha spiegato Lukas Golder, condirettore di gfs.bern. "Nei Cantoni particolarmente critici, dove ci sono soprattutto molte persone non vaccinate, un numero maggiore di individui ha votato 'sì' rispetto rispetto a giugno". In Romandia a crescere è stato lo scetticismo. 

Un risultato che non sorprende. Anche l'ultimo sondaggioLink esterno effettuato dall’istituto gfs.bern per conto della SSR a dieci giorni dallo scrutinio aveva rilevato che l’adesione alla modifica Link esternodi legge approvata a marzo era stabile al 61%, con un vantaggio di 23 punti percentuali rispetto al campo del “no”. 

L'esito del sondaggio era meno netto nella Quinta Svizzera, dove il testa a testa tra chi sostiene e chi si oppone alla legge risultava molto serrato, con 49% di “sì” contro 49% di “no”.

Il sondaggio aveva anche evidenziato che su questo tema la polarizzazione della società è sempre più marcata. Mentre nell’estrema destra e nella frangia di coloro che non si sono vaccinati e nutrono diffidenza verso il governo il parere contrario alla legge si è consolidato, a sinistra e nel centro-destra il sostegno alla modifica si è accentuato.

"Accettate il risultato"

Nonostante la vittoria del "sì", la tensione non diminuisce. Le autorità hanno deciso di chiudere la Piazza federale, sede del Parlamento elvetico, dopo che dal campo del "no" si sono sollevate voci di protesta che invitavano a scendere in piazza. Solo alcune decine di persone, tuttavia, hanno seguito gli appelli sui social e hanno manifestato il loro dissenso a Berna. 

Secondo il noto politologo Claude Longchamp sarebbe la prima volta in assoluto che Palazzo federale viene sbarrato a causa di una votazione.

La consigliera nazionale Regula Rytz (Verdi) ha incoraggiato chi si oppone alla legge Covid-19 ad accettare il risultato del referendum. "In tal modo non saranno più necessari gli sbarramenti davanti a Palazzo federale", ha dichiarato a 20 Minuten la parlamentare che abita nella capitale.

Manifestanti vestiti come personaggi della serie "La casa di carta" protestano sulla Bundesplatz di Berna dopo l'annuncio dei risultati del referendum sulla legge Covid-19, domenica 28 novembre 2021. Keystone / Anthony Anex

Anche l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) e l'Unione sindacale svizzera (USS) accolgono positivamente il risultato. Il chiaro "sì" alla legge Covid-19 da parte del popolo svizzero rappresenta l'approvazione di una politica proporzionata di lotta alla pandemia, afferma l'USI.

"Poiché lo sviluppo della pandemia rimane altamente imprevedibile, è fondamentale mantenere la base legale per il sostegno finanziario ai lavoratori il cui impiego o reddito sono a rischio", scrive l'USS in un comunicato odierno. 

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"La lotta per la libertà continua"

La lotta per la libertà, la democrazia e lo stato di diritto prosegue: è la reazione alla sconfitta del comitato che ha lanciato il referendum contro la modifica di legge.

Secondo i referendisti e le referendiste, l'inasprimento della legge Covid-19 rimane comunque anticostituzionale anche dopo il "sì" del popolo. A loro avviso la legge è discriminatoria e viola i diritti individuali. Il movimento del "no" rimarrà perciò attivo per impedire quello che considera un ulteriore smantellamento dei diritti fondamentali. Nei prossimi giorni verrà comunicato cosa sarà previsto per dare seguito a questo impegno.

"Anche se la votazione è stata persa, è una grande conquista degli Amici della costituzione, dell'Alleanza d'azione dei Cantoni primitivi e della Rete info vaccini che la popolazione elvetica abbia avuto la possibilità di formare un'opinione sulla legge e di votarla", prosegue la nota.

"Voto non legittimo"

Il movimento Mass-Voll, in prima linea nelle manifestazioni contro le misure restrittive anti-pandemia, non accetta invece il risultato della votazione.

"Alla luce delle massicce irregolarità, che in questa entità non hanno esempio nella storia recente, riteniamo l'esito del voto non legittimo e non vincolante per noi", si legge in una dichiarazione diffusa via Twitter. 

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Nel frattempo, coloro che si oppongono alle misure di contenimento del Covid-19 lanciano un nuovo movimento politico, "Aufrecht Schweiz" (In piedi Svizzera). "Aufrecht Schweiz" è sulla buona strada, afferma il presidente degli Amici della Costituzione Werner Boxler all'agenzia Keystone-ATS confermando la notizia apparsa su "Matin Dimanche" e sulla "SonntagsZeitung".

Il referendum in breve

Il referendum aveva come oggetto di voto la modifica della legge Covid-19 del 19 marzo 2021. Con questa modifica, il Parlamento ha istituto le basi legali per il certificato Covid, successivamente introdotto a settembre 2021, per permettere alle persone vaccinate, guarite o in possesso di test negativo di accedere all'interno di ristoranti, palestre, cinema, teatri e alle grandi manifestazioni culturali e sportive, altrimenti inaccessibili. Il referendum prendeva anche di mira l'estensione di alcuni aiuti finanziari e il tracciamento dei contatti, che definiva “sorveglianza di massa”.

Il progetto non riguardava tuttavia né la vaccinazione, né le altre misure sanitarie introdotte dal Consiglio federale, come l'obbligo di indossare la mascherina e la chiusura delle attività, che si fondano sulla legge sulle epidemie approvata dal popolo nel 2013.

Le posizioni dei due campi opposti

Gli oppositori e le oppositrici alla modifica di legge considerano le nuove misure estreme e inutili, oltre che divisive, discriminatorie e lesive della libertà personale. Il campo del “no” definisce l’introduzione del certificato come un obbligo vaccinale indiretto e ritiene che la nuova legge estenda ulteriormente i poteri del governo.

Il campo del “sì”, invece, difende la necessità di gestire meglio la crisi sanitaria e la possibilità per milioni di persone di un ritorno alla normalità. Chi sostiene il testo afferma che gli adeguamenti della legge mirano a proteggere meglio le persone e le imprese, oltre che a sostenere economicamente una parte più importante della società, come le lavoratrici e i lavoratori indipendenti, le operatrici e gli operatori culturali, gli enti organizzatori di eventi, i club sportivi e le istituzioni per la custodia dei bambini.

Infine, la modifica di legge consente alle aziende di continuare a beneficiare di un sostegno supplementare qualora dovessero ricorrere alla disoccupazione parziale.


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